giovedì 18 ottobre 2018

La disciplina del vuoto






Stasera il maestro di Iaidò parlava come un maestro di danza. Utilizzava termini come tempo e contro tempo, leggerezza dei movimenti, animali, gocce d'acqua. Sono rimasto in contemplazione del suo modo di muoversi libero e attento, disinvolto, ne attaccato ne distaccato da ciò che stava accadendo intorno a sé.

Ha parlato lungamente della disciplina discorrendo sulla mente e sulla possibilità della sua espansione. Solo con la disciplina protratta a lungo termine, diceva, nella mente può crearsi uno spazio ed è in quello spazio che può esistere il movimento perfetto, l'unico possibile. Senza un movimento perfetto sei morto. Hai solo un movimento.

La spada rappresenta la nostra capacità di entrare in quello spazio, decidere di vedere la reale velocità del nostro avversario. Senza quel controllo la spada diventa un semplice pezzo di ferro affilato e non avrebbe senso sovrapporre più di mille strati d'acciaio per forgiarla. Prima di tutto un vuoto, poi un movimento, uno solo, un attacco dopo una veloce difesa e poi di nuovo il vuoto. Senza quel vuoto sei destinato a non esistere più.

Come quando danziamo improvvisando; non sappiamo cosa stia accadendo veramente nella realtà, ma la seguiamo, l'assecondiamo e per assecondarla abbiamo bisogno di entrare in quello stato. È lì che tutto può accadere, tutto è imprevedibile, tutto è più veloce del nostro pensiero. Proprio come una lama di un avversario che sta per scendere direttamente sulla tua fronte: non sai cosa e come colpirà e l'unica cosa che ti serve è quella di diventare veloce e leggero come un puma che sparisce nella neve. L'unica cosa che ti serve davvero è capire che tutto quello che puoi osservare è totalmente temporaneo.