giovedì 3 marzo 2016

dall'intervista con Laura Rapicavoli per Nuove Edizioni Bohemien





testo riassunto dell'intervista:
A cura di Laura Rapicavoli

Interrvista sul tema del Taitango:
D- Giuseppe, esattamente, emozionalmente come è arrivato il Taitango nella tua vita? O a come sei arrivato ad esso?
R- Il Taitango da un certo punto di vista c’è sempre stato. Dai tempi della danza classica, dagli inizi dello studio delle arti marziali, del contact improvvisation, credo sia sempre stato presente, fino a quando lo studio e l’insegnamento del Tango Argentino ha avuto la funzione di tirare le file ed estrarre dal suo cappello qualcosa che era già nell’aria. Infatti alla fine tutto è emerso per una casualità dopo l’altra, un volantino fatto per scherzo, una giornalista che per caso ha visto il volantino, il proprietario di una palestra che ha incontrato la giornalista, una persona che ha istituito il corso e un contatto dopo l’altro, tutti con l’apparente caratteristica della casualità… fino ad uscire dall’Italia, passare dall’Europa, dal Marocco, da Israele ed arrivare in Argentina!
D- Cos’è effettivamente il Taitango ? E cosa rappresenta per te?
R- Cosa sia il Taitango è difficile da dire. È molte cose, da una danza a una meditazione, da uno studio del corpo a un sistema di allenamento. Sto scrivendo un libro che tenta di spiegarlo ma non basteranno cento pagine. Cosa rappresenta per me, potrei dire la “sintesi” di tutte le discipline studiate ed esplorate, dalla psicodinamica all’Euritmia, dal Tai Chi al Tango argentino, dalla musica classica fino al silenzio, una sorta di sincretismo di Danza, Musica e Arti Marziali.
D- Nello specifico, cosa sono simili e in cosa dissimili il Tango e il Tai Chi?
R- Tango Argentino e Tai Chi sono la stessa cosa se hai costituito un Corpo Danzante dentro di te, non hanno niente in comune se non sei allenato a comprendere che tutto contiene tutto. Ma se vuoi una risposta più pragmatica posso dire che le sfere di energia che muovono i due sistemi, si comportano quasi allo stesso modo. Gli equilibri e gli spostamenti funzionano con gli stessi meccanismi. La distribuzione energetica in ogni movimento risente delle stesse leggi e modulazioni. C’è qualche differenza nel muovere il bacino e nella postura della Quinta Curva, quella che si trova in prossimità della colonna vertebrale e che nel tango viene semplicemente chiamata schiena. Troverai molte risposte nel testo in preparazione.
D- Quali sono le sensazioni, le emozioni che provi prima durante e dopo aver “danzato”?
R- Spiegare cosa provo prima durante e dopo aver danzato mi sembra davvero un impresa impossibile, non riuscirei a rispondere nemmeno a me stesso, vorrebbe dire essere diventato consapevole di un sistema che conosco ancora troppo poco. Darei una risposta a cosa provo mentre danzo le Danze Coscienti che sono una parte del percorso di consapevolezza del Corpo Danzante e dell’anima quando poi improvviso Taitango. Danzare Cosciente è come se mi permettesse di accedere a uno spazio dove la velocità del sistema interno aumenta, avverto una facilitazione a percepire il presente, cosa che di norma é quasi impossibile. Mentre improvviso Taitango, invece mi connetto al piacere di danzare con la logica dell’improvvisazione, cosa che riscontravo nello studio della musica jazz.
D -Quale il tuo obiettivo e quello del Taitango?
R- L’obiettivo del Taitango non lo conosco, bisognerebbe intervistare lui di persona! Scherzo, ovviamente. Il mio obiettivo è in corso di trasmutazione. Ciò che risponderei adesso forse non corrisponde all’obiettivo iniziale e nemmeno corrisponderà all’obiettivo del prossimo anno o della prossima intervista, ma qualcosa in comune certamente si può trovare. Lo chiamerei “urgenza di esprimermi” prima di morire. Sembra una stupidaggine ma è davvero così. Quando un uomo o una donna trovano una maniera di esprimersi manifestando il loro Essere, ne consegue una magia: le persone intorno a te risentono della tua realizzazione spirituale, sociale e personale. Uno dei primi effetti di questa risonanza è la felicità, l’unico obbligo che abbiamo nei confronti del Creato.
D- In che modo, in cosa ti ha cambiato e/o ti sta cambiando nel tuo approccio con la vita, te stesso e quindi la tua realtà il Taitango?
R- Taitango è un gioco, un modo di danzare, un sistema di consapevolezza, una tecnologia per armonizzare la nostra vita, una tecnica di sviluppo della capacità di comunicare ed è proprio in questa capacità che vi è insita la nostra intelligenza. Un maestro incontrato in passato mi ha suggerito che l’intelligenza di una persona si misura dalla capacità di comunicare. Essere artisti del comunicare vuol dire ottenere risultati che rendono felici le persone. In questo il Taitango ha modificato la mia vita. Tu ricerchi e ottieni l’effetto di scoprire chi sei, danzando! cosa c’è di meglio?
D- Il suo e tuo messaggio, obiettivo o fine?
R- Vi siete mai accorti che l’amore si vede? Bene il fine è mostrare il proprio amore per le cose, per il mondo. Finché l’amore rimane nascosto, non serve a niente e a nessuno ma quando esce allo scoperto si auto-realizza e inizia a vedersi. Il fine è l’amore, un esempio di percorso è il Taitango, l’obiettivo si sposta di giorno in giorno seguendo nuovi punti di osservazione che si modificano in base alla tua capacità di realizzarti. Tutto viaggia verso l’unità ed è sostenuto dalla importantissima legge del libero arbitrio.
D- C’è qualcosa che ti manca della tua “precedente” vita?
R- Rispondere a questa domanda sarebbe come ammettere di essere fermi alla precedente vita. Ringrazio tutti, perdono tutti, chiedo perdono a tutti e cerco di rendermi utile per quanto possibile. Forse un giorno riuscirò a diventare un Servo di Luce, allora sì che saprò che l’ignoranza e il dualismo avranno abbandonato questo corpo, allora sì che non ci sarà più bisogno nemmeno di danzare.
D- A chi è adatto il Taitango e come approcciarsi ad esso?
R- Il sistema Taitango e Danze Coscienti è un corpus di movimenti danzati dolci che possono essere praticati senza necessità di una preparazione fisica. Ho allievi che vanno da 24 a 84 anni e addirittura una allieva che viene alle lezioni con le stampelle per vari problemi articolari e tendinei che le impediscono di deambulare senza. Un’altra allieva, all’inizio non sapeva camminare all’indietro, ora danza con noi. C’è però un corso avanzati dove si pratica sottoposti a una serie di sollecitazioni che richiedono una grande consapevolezza: dall’indossare un Kimono che rende difficoltosi i movimenti e che per la sua ampiezza nasconde i piedi e le braccia, all’esecuzione di danze particolarmente complesse che richiedono una fortissima presenza, all’utilizzo di una spada giapponese, detta bokken, che mette nella condizione di sviluppare un forte equilibrio e una padronanza del corpo che richiede certamente una preparazione maggiore. Il migliore approccio è incuriosirsi, non solo nel Taitango.
D- Che difficoltà riscontri nel portare avanti il tuo progetto : indisponibilità della gente, chiusura mentale, scarsa collaborazione con enti pubblici e privati, ecc..?
R- La difficoltà maggiore è il pensiero lineare. Le persone viaggiano su binari fissi e rettilinei e sono convinte che tutto debba essere iniziato in un preciso momento e che dovrà finire in un altro momento. Le persone separano al posto di unire, sono abituate a viaggiare sui binari del “mi piace”-“non mi piace”, sui binari del “passato”-“futuro”, su quelli di “misericordia”-“potere” identificandosi quasi sempre con i due poli, ed è così che, per via di questa polarità obbligata, si perdono tutto quello che sta in mezzo. Nelle Danze Coscienti e nel Taitango impariamo a sviluppare quelle che i Sufi, la dimensione mistica mediorientale, chiamano Vie Diagonali, ed è da li che scaturisce con più facilità un tipo di pensiero cosiddetto “Curvilineare”, quello dell’Amore, della Presenza e della Creatività Cosciente. Quando incontro persone che hanno familiarità con il pensiero curvilineare, non riscontro alcuna difficoltà nel parlare di Taitango o di Coscienza, ma è solo una piccola parte della nostra meravigliosa umanità.
D- Controindicazione e benefici psico-fisici del Taitango?
R- Controindicazioni? un giorno un maestro mi disse: “Davvero vuoi sederti su quel cuscino? sei sicuro? sappi che dopo esserti fatto un’ora di meditazione dovrai smetterla di essere il prototipo del rincoglionito! non potrai più tornare indietro”. Ecco la controindicazione, se inizi, sappi che scoperchierai delle botole che ti sveleranno il bello e il brutto di te stesso. L’importante sarà riuscire a mantenere le botole aperte, in questo modo uscirà ciò che non ti serve più. Indicazioni? Riattivazione del sistema immunitario, capacità di orientamento spaziale e temporale, allineamento dei tre cervelli, aumento dell’energia dovuta al respiro, aumento dell’energia sessuale, migliore capacità di immaginazione e riorganizzazione dei pensieri, migliore osservazione delle meta-emozioni, aumento dell’equilibrio fisico e quindi psichico, migliore elasticità dei movimenti, migliore elasticità emozionale, elevazione della capacità di memoria, creazione di nuove connessioni neuronali, creazione di spazio all’interno del normale stato di coscienza ordinaria. Infine l’apoteosi si raggiunge per via della riattivazione della ghiandola pineale durante le meditazioni!
D- In tre aggettivi descrivi il Taitango
R- Liquefacente, Autosvelante, Smeravigliante! Sono solo i primi tre di nove!
D- Tu vieni da Milano, eppure hai scelto in questo tempo della tua vita di trasferirti in Sicilia.Tu e la Sicilia, perchè l’hai scelta quale tua attuale casa? Come vivi in essa e coi Siciliani?
R- Premettendo che il Taitango e le Danze Coscienti non hanno nulla a che vedere con la scelta di vivere in Sicilia, devo dire che erano anni che nella mia mente e nel mio cuore c’era il desiderio di restare in Trinacria per un tempo che non fosse solo quello di una vacanza. Ogni volta che atterravo a Palermo e vedevo quelle montagne e il mare così vicino, mi ripetevo: devi restare qui! Poi come al solito la casualità ha fatto tutto, mi è stato offerto un posto dove le spese fossero ridotte al minimo e dove la natura la fa da padrone. Le spese ridotte mi hanno dato la possibilità di andare avanti col mio secondo romanzo senza dovermi preoccupare di un salario. La natura mi ha messo nella condizione di scalpellare il mio ego iniziando a scrostare quella parte che ha sempre voluto prevalere. Si sa che con la natura che ti sovrasta, gli animali che ti insegnano a vivere, i cicli che ti costringono ad avere delle regole naturali, tutto migliora e l’ego pian piano si polverizza.
D- Ti occupi anche di scrittura, hai già pubblicato due romanzi e il terzo è in preparazione. Come la scrittura è entrata nella tua vita, quando e perchè? E cosa rappresenta oggi rispetto a ieri?
R- La scrittura? Quella è la passione di sempre. Entrata all’età di 11, 12 anni quando insieme a Massimo Monteleone un amico siciliano, ora scrittore e artista del visual e illustratore, ci chiudevamo in cantina o sotto il mio letto e ci davamo un tempo col cronometro per vedere in pochi minuti, nel tempo di una canzone in inglese, di cui non conoscevamo il significato, chi scriveva la storia più bella… Era un momento magico della mia infanzia ed ero orgoglioso di lui perché scriveva delle storie meravigliose che mi facevano sognare. Era molto più bravo di me ed è stato il grande stimolo a leggere e scrivere e per questo lo ringrazio. Oggi rispetto a ieri non ha nessuna differenza e tanto quanto rappresentava un modo di sognare e di ricercare nel passato, lo rappresenta nel presente. A 12 anni ho raccolto materiale per scrivere un libro su Atlantide. Oggi sto cercando ancora gli ultimi documenti per un romanzo sui Nephilim, i giganti azzurri a sei dita descritti nientemeno che nella Bibbia!
D- Romanziere per caso o scelta?
R- Romanziere per caso o per scelta? Fino a quando non sei realizzato, tutto accade e sei solo nel flusso della casualità. Poi lavori sul tuo risveglio e le cose cambiano, inizi ad entrare nel mondo delle cause, inizi a intravvedere l’esistenza di un destino, inizi a scegliere cosa leggere e quindi cosa scrivere, fino al momento in cui realizzi il tuo compito di vita ed è li che le cose iniziano a essere scelte con cognizione di “causa”. A quel punto non è più nemmeno il destino a condurti ma diventa il “Fato”. Prima di tutto questo, le cose accadono meccanicamente senza che tu lo voglia e senza che tu lo possa evitare.
D – Ti senti più scrittore, danzatore o un praticante di Tai Chi Chuan?
R- Non sono niente, non ho un lavoro nel quale identificarmi, non ho un ruolo, non ho condizioni. Anche se dicessi sono uno scrittore, non sarebbe vero. Se mi etichettassi in un maestro di danza, chiuderei la mia danza dentro una scatola auto-limitandola. Se dicessi di essere un praticante di Tai Chi, non sarebbe né buono, né vero, né corretto, perché escluderei parti di me che non posso negare ne voglio fare prevalere. Conosci Shen Wei Dance Art? Ecco, quello è il mio ideale di espressione globale, un architetto, illustratore, scultore, pittore che ha creato una danza che ha la capacità di espandere tempo e spazio! Un sincretismo artistico che riempie spazi diagonali è il mio modo di vedere l’arte come metiss, come unificazione. Sto componendo musiche per le mie nuove coreografie, sono un danzatore o un musicista? Boh.
D- Raccontaci dei tuoi due romanzi già pubblicati
R- Il primo romanzo, “La profezia della Luna” è la storia di una donna ebrea che scompare, si scopre che ha una seconda vita e scrive lettere dal suo luogo di prigionia che può leggere solo il lettore. Nessuno dei personaggi del libro ne verrà mai a conoscenza. Il romanzo è la dimostrazione del forte collegamento intercorso fra nazismo e islam iniziato durante la seconda guerra mondiale e tutt’ora in corso. La raccolta di racconti dal titolo “Da un mondo all’altro” è il risultato di tre anni di scuola di scrittura dove il tema centrale è il rapporto tra diversi mondi, interiori, familiari, religiosi. Il racconto “L’uomorotante” delinea i confini emozionali e sociali di una donna che ha due figli, uno si prepara a diventare kamikaze, l’altro si prepara alla preghiera dei Dervisci Rotanti. Il terzo, in lavorazione ma ormai quasi ultimato, si ambienta in Scozia nel XIV° secolo ed è la storia di due persone che si incontrano, una vuole riavere la sua memoria perduta, l’altra vuole perdere ogni memoria. Alla fine si troveranno a dover affrontare una delle pagine più importanti della nostra storia passata presente e futura: la traduzione della Bibbia e la correlazione con tre documenti del passato che hanno, nella nostra vita contemporanea, il potere di tenerci in una meravigliosa gabbia dorata.
D- Nel futuro, per ipotesi, ti vedi più scrittore, danzatore…o come?
R- Nel futuro non saprei, mi vedo che cammino sulla spiaggia con un bambino che mi fa tanto ridere.

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