martedì 17 settembre 2013

Danzare senza sforzo


Molte volte in discussioni con ballerini, soprattutto di Tango, mi sono ritrovato a fare domande sul loro modo di vedere e percepire la bravura, la velocità, la disinvoltura, l'espressività, la musicalità, gli aspetti tecnici (i famosissimi appoggi) e via dicendo. Come fare per essere percepiti bravi ballerini da chi se ne intende? Quali sono le qualità da sviluppare in maniera da mettere tutti d'accordo? Mi sono reso conto molte volte che accontentare tutti i gusti, gli stili, le simpatie, gli inconsci è davvero un impresa ardua, forse impossibile, ma una cosa è emersa molto di frequente. A quanto pare colpiscono e soddisfano i danzatori che non usano la forza, quelli che riescono a fare cose interessanti, originali, coreografie che stupiscono per la loro eleganza, acrobaticità, ma anche coloro che sanno "stare", lì, fermi ad ascoltare la musica lasciando che anche la estrema lentezza esprima qualche tipo di energia che molti riescono quasi a vedere. Una Energia con la maiuscola dalla quale molti si lasciano addirittura impressionare. Niente sforzo dunque, come quando cammini o ti muovi nella densità della nebbia, del fumo, in questo caso dell'etere o, meglio ancora, della musica e delle sue spirali colorate.
Ma allora quando non uso la forza, cosa sono riuscito a eliminare insieme ad essa? Perchè usavo la forza prima di smettere? cosa stavo cercando di infilare nella mia danza? qualche strano tipo di desiderio?
Questa riflessione mi ha riportato in mente un bellissimo insegnamento di Lao Tze:
"Senza desideri il cuore si acquieta e il mondo trova spontaneamente il suo ordine"

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