giovedì 28 marzo 2013

Danze dei Peccati: L'Accidia





Un altro modo per non essere autentici e quindi non essere liberi, è seguire il comportamento definito "Accidia". Come tutti i peccati capitali, quali indicazioni per farci capire quale sia la migliore strada per la libertà, anche quest'ultimo ci dice qualcosa di importante su di noi. 
La definizione comune è legata a una specie di inedia incontrollabile dove l'individuo viene rapito da una forma generalizzata di noia, di assenza di interesse. Nel greco classico, definisce la negligenza, l'indifferenza, la mancanza di cure e di interesse per le cose. Designa inoltre l'abbattimento, lo scoramento, la stanchezza, la frustrazione, la noia e la depressione dell'individuo di fronte alla vita.
Ma l'Accidia, come il prodotto finale di questa serie di peccati, "Ira" non esclusa, ha come effetto finale quello di farti diventare un gregario di "energie" esterne a te. A quel punto non hai più vitalità, hai lasciato spazio al tuo comportamento di peccatore, non decidi più e non sei padrone della tua carrozza e i cavalli impazziscono. La tua fantasia si spegne, i progetti diventano secondari al tuo sonno. Balli senza scopo, ascolti la musica senza sapere davvero cosa vorresti ascoltare. Inizi ad avvertire un senso di disordine e di illogicità in cui si intrecciano reazioni contrastanti. La mente, lenta, prende il sopravvento e dubita di tutto, le vicende della tua vita ti avviluppano, non credi più di potertela cavare. I tuoi movimenti diventano convulsi e l'Essere che stavi cercando di manifestare e che stava per uscire allo scoperto, si ritrae nel suo guscio e la tua essenza svanisce perdendosi nel niente. Una delle cause potrebbe essere una smodata considerazione di se stessi. Troppo amore di sè.
Fermati davvero. Smetti di danzare a vuoto e spostati da dove sei. Sei nel luogo sbagliato. Quello fisico e quello non-fisico.

Immagine: Arnold Schönberg - "Sguardo Rosso"