lunedì 26 marzo 2012

Studiare i piccoli movimenti






La danza ha così tanto in comune con la meditazione che bisognerebbe danzare anche scendendo le scale, pigiando il bottone dell'ascensore, riempiendo il frullatore, stirando le camicie, mangiando un panino al parco, stendendo la biancheria. Inoltre bisognerebbe sperimentare "alla cieca" per poter trovare dei semi che germogliano nello studiare. Intendo dire che ogni volta che danzo, ogni volta che eseguo la forma Yang o mi muovo in modo disordinato per seguire la musica, lasciare andare il corpo nelle sue intelligenti sperimentazioni, nelle sue correzioni, nei suoi sbilanciamenti, nei recuperi di asse, nelle decine di compensazioni messe in atto per conservare uno stato di continuo disequilibrio, trovo movimenti nuovi e nuove leggi che non mi aspetto di incontrare. E' quello che mi insegnavano i miei maestri di meditazione e di arti marziali, non cercare niente, non aspettarti ninete, non andare alla ricerca di effetti speciali ma mettiti in ascolto di te. Allora il silenzio era lo scopo principale, quasi come ora: l'ingrediente principale è il silenzio interiore. A volte funziona perfettamente, il corpo lascia sfuggire delle armonie talmente perfette che inizia il vero processo di studio. Incrocio un piede sull'altro, capisco, comprendo, riprovo, vedo le differenze... il miglioramento, ma non solo.

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