venerdì 8 ottobre 2010

Sun-Ballo


Ti sei mai accorto che quando balli in coppia crei un simbolo?
Sì, sembra proprio che sia così, tu balli, ma prima, ti connetti alla tua metà, quella che prima era "assente da te", osservalo attentamente. Non ha importanza la bravura, l'esperienza o l'inesperienza, la tecnica o tutto il resto. No, è sufficiente un abbraccio che unisca due mondi differenti. Largo stretto, medio, solo di polsi o super-milonguero, non importa, tu stai unendo due mondi che non hanno la stessa origine nè tantomento la stessa destinazione, a parte i tre minuti di brano.
Nonostante gli studiosi del "simbolo" siano ancora lontani dall'aver esplorato tutte le possibilità di questo meccanismo straordinario che, in infiniti modi, crea tutti i significati che riusciamo ad immaginare, quello che mi sembra di aver compreso è che il simbolo unisce due parti che altrimenti non dialogherebbero fra loro. Può essere un gesto, una figura, un suono ma anche un profumo o un "mudra", una scultura fatta di parti di corpo (solitamente le mani). La parola "simbolo" deriva dal greco "σύμβολον súmbolon" che significa unione di due livelli, quello direttamente percettibile dai sensi umani e quello astratto o meglio subliminale. L'abbraccio quindi potrebbe essere visto anche come la capacità di "collegare", non solo il corpo, ma di creare un legame tra cose, pensieri, azioni, ricordi e, in generale, tutto ciò che può essere collegato a qualcos'altro.
Un simbolo fa subito venire in mente la cosa a cui si riferisce ma si porta dietro altrettanto istantaneamente anche tutte le idee e le emozioni legate alla cosa simboleggiata. Così, grazie ai simboli, la nostra immaginazione è in grado di "concatenare" esperienze diverse, che si intrecciano e si moltiplicano secondo procedure che non siamo assolutamente in grado di ricostruire razionalmente. Forse per questo, quando ci si reincontra dopo tanto tempo, prima ci si abbraccia per qualche istante... solo poi ci si saluta parlando.

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