giovedì 26 agosto 2010

Nègev, Israel


Digiunare e Danzare nel silenzio è stato come ridisegnare il profilo del mio volto, ristenderne i tratti, aprire gli occhi, dilatare le rughe fra le sopracciglia, alzare il mento verso l'alto, dirigere lo sguardo verso l'infinito, misurare i confini fra la destra e la sinistra e infine ritornare a inalare il respiro dalle narici. Ho tolto un brandello di filo spinato che mi impediva di passare, ho eluso una guardia armata che mi osservava dai sette metri della sua altana di ferro bollente. Ho diluito il bene e il male riconoscibili fra le mie pieghe senza sudore, bevendo mille litri d'acqua e facendoli evaporare come una salina nel deserto. Ma prima, prima è stato necessario prendere uno slancio, fare tre passi indietro, nella densità rapida di una città che sintetizza l'Universo. Il posto non pronunciabile, la parola di contraddizione, il crocevia dei flussi magnetici, il silenzio inesistente, la città della non-pace, l'una possibilità reale dell'anima, il sincretismo delle chiese sormontate, parole di lingue senza vocali come colombe nere e bianche che sfrecciano veloci senza mai fermarsi, arrivano dal deserto e ritornano nel deserto.
(Israel, 18-25 agosto 2010)

1 commento:

  1. Emozione... Paura... Ma leggendo il post si capisce che quella era la tua via. Era lì che dovevi andare.

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